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Come trasformare un post normale in un successo

Hai appena terminato di scrivere il tuo post, lo rileggi è pensi che sia venuto abbastanza bene: la grammatica è corretta, la punteggiatura è scorrevole e ritieni di aver sviscerato l'argomento in modo approfondito e con un punto di vista originale. Eppure qualcosa non ti convince ancora. Continui a rileggerlo e ti convinci sempre di più che non sia venuto male, ma che gli manchi quella magia che distingue un buon post da uno letto e apprezzato.

Che fare? Lo pubblichi così com'è, con la speranza di trovare l'ispirazione giusta per il prossimo post? Potresti invece seguire pochi, semplici, consigli per cercare di migliorarlo. L'ispirazione ovviamente è fondamentale, ma non credere che sia necessario essere folgorati da un’idea geniale, quella che hai avuto per scrivere il tuo post è più che sufficiente e non sottovalutare quelle che ti possono fornire i commenti del tuo blog. Smetti, anche, di tormentarti se a scuola i tuoi temi non andavano oltre il sette. I testi, che funzionano bene nel web, sono ben lontani dallo stile prolisso che gli insegnanti d’italiano auspicano. Non ti preoccupare, hai tutte le carte in regola, devi solo rivedere il tuo post prestando attenzione ad alcuni accorgimenti: oggi vorrei condividerne con te nove di quelli che ho imparato, sperando che ti possano essere utili.

CorporateBlog vs SocialNetwork: ti serve veramente un blog aziendale?

È una domanda che, sicuramente, ti sarai posto almeno una volta. Probabilmente te lo sarai chiesto osservando il blog di un tuo concorrente o di una grande impresa, quasi certamente estera. Ti sarai anche chiesto se sarai in grado di portarlo avanti, se i tuoi contenuti saranno abbastanza interessanti, ma soprattutto se il tempo e le risorse che impiegherai daranno i frutti sperati.

Probabilmente, avrai poi dato uno sguardo alle pagine fan di FaceBook e ti sarai domandato se non fosse meglio partire da qualcosa di più semplice, in un ambiente tanto di moda e tanto ricco di utenti.

Il quesito è ancora più attuale poiché la stessa domanda se la sono posta anche alla Ducati. Anzi, loro si saranno domandati "ci serve ancora il blog?" e, a quanto pare, la riposta cui sono giunti è stata un “no”.

Così hanno scritto un post di saluti, infarcito di una commozione forse autentica, e tirato giù la saracinesca, dando appuntamento sulle pagine del celebre SocialNetwork. Un gesto abbastanza ardito che ha messo un po' in subbuglio i suoi lettori, ma soprattutto i blogger che hanno colto l'occasione per esprimere pareri e punti di vista.

Le cattive basi di partenza


Prima di immergerci nella diatriba se i blog possano essere sostituiti, credo sia necessario fare un passo indietro e ripensare alle motivazioni per cui hai valutato di aprirne uno.

Se l'unico motivo è "perché tutti i miei competitors hanno un blog" e stai già valutando di affibbiare il compito allo stagista di turno, puoi tranquillamente accantonare l'idea. Queste sono le peggiori premesse con cui potresti iniziare e con ottime probabilità non andrai lontano. Un blog, affinché possa portare a risultati concreti, ha bisogno di un serio investimento di tempo, possibilmente il tuo o di una figura che ricopra un ruolo rilevante nellʼazienda.

Allo stesso modo, dovresti abbandonare l'idea di riempire le tue pagine di propaganda spregiudicata o peggio ancora far finta di essere un tuo consumatore. Al contrario prova a immaginare il blog come un luogo in cui parlare, non solo dei tuoi prodotti, ma trattare anche tematiche collaterali, che possano interessare la tua nicchia.

Un logo è sostanzialmente una bandiera: rappresenta graficamente valori, ideali e filosofie. Spesso, però, una bandiera non riesce a fare da sola tutto il lavoro. Per ispirare fiducia e veicolare al meglio il suo messaggio, ha bisogno di un leader, e il leader per la tua azienda sei proprio tu.

Quindi, metti da parte la timidezza, perché supportare quello che fai mettendoci la faccia ti aiuterà a conquistare la fiducia dei tuoi clienti, rendendo il tuo marchio più credibile.

 

Per sperare di vincere devi metterti in gioco

Conosciamo perfettamente come, oltre oceano, Amministratori Delegati riescano ad ispirare fiducia nei consumatori presentando in prima persona i loro nuovi prodotti. Tuttavia, potrebbe sorgere il dubbio se le stesse dinamiche possano essere applicate anche nel bel paese. Trattandosi di un fattore psicologico, che travalica le differenze culturali e linguistiche, la risposta non può che essere positiva. Basta ripensare brevemente alla pubblicità che ogni giorno giunge nelle nostre case: spesso ci capita di vedere CEO, in situazioni più o meno improbabili, intenti a sponsorizzare i loro prodotti.

Il vero pioniere in quest'arte è stato Giovanni Rana, che ha saputo entrare nel mercato con un prodotto di qualità superiore a un prezzo competitivo, ma, cosa altrettanto importante, ha saputo persuadere gli italiani offrendosi come garante della qualità dei prodotti. Sarebbe potuto ricorrere a testimonial famosi, ma non avrebbero avuto lo stesso impatto: i consumatori sanno che sono mercenari capaci di promuovere indifferentemente un servizio telefonico o un rimedio contro la stitichezza dietro adeguato compenso. Pubblicizzando in prima persona i suoi tortellini, invece, ha inviato il messaggio che crede nella bontà del suo lavoro ed è disposto a mettere in gioco se stesso.

Non mi dilungherò oltre nel raccontarti questo case history di successo, perché sconfinerebbe dagli intenti di questo post, ma se desiderassi approfondire l'argomento ti consiglio la lettura di "Pasta, amore e fantasia", scritto dal Prorettore dell’Università IULM, Emanuele Invernizzi.

Come gestire un profilo aziendale su LinkedIn ispirandosi ai TalentShow

Se leggendo il titolo ti sei domandato quale fosse il collegamento tra i TalentShow e la promozione di un azienda, la risposta ti sorprenderà per la sua semplicità: non c'è nessuna differenza tra la promozione di un cantante e quella di un brand!

La tua azienda deve crearsi unʼidentità sulla base dei sui buoni prodotti e della filosofia con cui li crea, come si faceva ai bei vecchi tempi. Ma non dovresti trascurare l'incredibile possibilità, che si ha oggi, di dare un volto più umano al proprio marchio, lasciando che la tua storia e quella delle persone che ci lavorano creino quel valore aggiunto che i TalentShow hanno saputo tanto abilmente sfruttare.

 

I TalentShow, chi sono questi sconosciuti?

Molto probabilmente già conosci il “nuovo” fenomeno dei TalentShow, ma dato che comprendere la loro natura è fondamentale per il discorso che stiamo per fare, lasciami riepilogare rapidamente le astute dinamiche che li muovono: si tratta di una sorta di Backstage in cui vediamo i concorrenti lavorare duramente per raggiungere i loro sogni creando con il pubblico un legame ematico.

Grazie all'occhio semi-indiscreto delle telecamere gli spettatori si appassionano alle vicende professionali e umane dei giovani partecipanti, mentre la produzione li sensibilizza sapientemente alle problematiche del settore.
Così, quando il CD della nuova promessa musicale raggiunge gli scaffali, quello che i consumatori si ritrovano per le mani, non sono "solo" una manciata di brani, ma tutta la storia, i professionisti, le fatiche, le luci e le ombre che ne hanno portato alla nascita.

Importazione Clienti da altri gestionali in Kgo

Kgo permette di importare ed esportare clienti e fornitori da altri gestionali in modo da renderli disponibili nella vostra versione di Kgo! Il nostro consiglio iniziale è quello di esportare i dati dal vecchio gestionale in Excel (o in formato csv) poichè quasi tutti i gestionali hanno questa opzione. Ecco qui un breve riassunto di come dovete procedere:

  • esportate i dati dal vecchi gestionale in formato Excel (o csv) come ad esempio anagrafiche fornitori o anagrafiche clienti
  • formattarre le colonne come spiegato qui sotto
  • importate i file nelle apposite sezioni di kgo

Per compiere queste operazioni è possibile utilizzare programmi come Excel di OfficeCalc di Open office o semplicemente qualsiasi editor di testo.