Google+ è un tentativo patetico?!
Scritto il 2 November, 2011 - 01:00 by Luca Colli
Calma calma, non sono parole mie, ad affermarlo è stato Steve Yegge sviluppatore presso Google, in una nota interna resa pubblica a causa di un "presunto" errore. Freud avrebbe molto da dire sulla natura di questo "errore", ma lasciamo stare. Il fatto è che quest’affermazione non coglie nessuno di sorpresa, anzi si sposa perfettamente con quello che altri autorevoli blog affermano sulla base della crescita del nuovo social network di Google.
Non più di due settimane fa avevo presentato Google+ come un nuovo promettente servizio, non certo privo di qualche incertezza per i profili aziendali, ma comunque da tenere d’occhio. Oggi vorrei rivedere la situazione alla luce dei recenti sviluppi.
Dall'Hype alla Città Fantasma
All'inizio, come tutti i nuovi progetti di Google l'accesso al servizio era esclusivamente su invito, e la frenesia/euforia dei tecno-fanatici ha scatenato la caccia all'invito. Il così detto Hype, ha consentito di raggiungere a Google+ la, non indifferente, cifra di 25 milioni di visitatori unici in poche settimane. Il grafico ha continuato a salire, con un incremento del 1.200%, quando, il 20 Settembre, il social network è stato finalmente aperto a tutti.
Tuttavia con altrettanta rapidità l'euforia è passata e quello che è rimasto è il servizio con i suoi pregi e i suoi difetti, così nelle ultime settimane le visite al social network di Mountain View sono calate quasi del 60% e, come se non bastasse, la maggior parte della gente che lo prova lo abbandona per tornare su Facebook.
Il fatto è molto semplice, frequentare un social network richiede il suo tempo e non è possibile essere attivamente presenti in contemporanea su due fronti. Per questo motivo alla fine viene scelto quello che ha il maggior numero di contatti e/o le migliori innovazioni.
A pesare non poco è stata soprattutto la contromossa, forse non troppo fantasiosa, che Facebook ha messo in campo ben decisa a non farsi scippare la corona. Tutte le caratteristiche che Google aveva ideato, per superare l'esperienza offerta da Facebook, sono state plagiate anche da quest'ultimo, assicurandosi che i suoi miliardi di utenti non desiderassero abbandonare le sue pagine.
Il risultato è che Google+ sta prendendo sempre più le sembianze di una città fantasma i cui abitanti, in costante diminuzione, amano trascorrere il tempo lamentando la scarsa presenza di altri utenti. Cosa davvero triste se si considera che nelle fasi iniziali era pieno di persone attivamente impegnate nella ricerca di contatti interessanti da seguire, e dove contatti di questo tipo erano estremamente facili da trovare.
La chiave è l'Innovazione
Come dicevamo prima la chiave del successo per un social network risiete nelle innovazioni che offre e nel numero di contatti. Se sul fronte contatti, Facebook, resta imbattibile la prima versione di Google+ proponeva nuove caratteristiche interessanti. Google, sembra aver capito che l'innovazione è la sua carta vincente e sembra decisa a perseguire questa strada presentando tre nuove funzioni:
- What’s hot ovvero l'elenco dei contenuti più condivisi, particolarmente utile per espandere gli orizzonti oltre l'attività delle proprie cerchie.
- Google+ Ripples che consentirà di visualizzare in un diagramma come si è evoluta nel tempo la diffusione di un contenuto pubblicato su G+.
- Integrazione con le Google Apps che finora erano rimaste tagliate fuori, ora anche i possessori di questi account potranno, finalmente, essere abilitati a utilizzare Plus.
Staremo a vedere se anche questa volta la contromossa di Facebook starà nel plagio spudorato.
Bisogna mangiare il cibo che si cucina
Questa è una regola d'oro, una persona che è convinta della bontà del suo prodotto, la usa entusiasticamente in prima persona.
È proprio su questa regola d'oro che s’incentra buona parte delle critiche mosse da Steve Yegge che hanno poi trovato riscontro in un interessante articolo su Mashable: I dirigenti di Google non stanno usando il loro stesso social network. Forse lo stanno facendo settando tutti i messaggi su privato, ma la sensazione che si ha dall'esterno (ma anche dall'interno dato che Yegge lavora presso Google) e che le alte sfere preferiscano tenersene alla larga. Se Google credesse davvero che plus sia il futuro dell'azienda, il suo CEO non dovrebbe essere più coinvolto nel suo utilizzo?
L'approccio di Google su questo punto è decisamente sbagliato, loro tendono a rilasciare moltissimi nuovi prodotti e restare a osservare gli sviluppi. La recente chiusura di Buzz e la prematura scomparsa di Wave sono solo le più illustri vittime di questa mentalità.
Per salvare Google+ c'è bisogno che di costanti innovazioni, ma soprattutto, che i vertici a Mountain View inizino seriamente a usare i loro prodotti per capirli e tracciare assieme il precorso del loro sviluppo.
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